Ho spazi bianchi da riempire

Scomparso cominci a scomparire,

ma è un dissolversi quasi salvifico.

Aiuta a vivere.

Ricordo di te tutto.

Il viso, i moti, gli occhi, il parlar franco.

La gentilezza amorevole,

la cortesia mai studiata.

Ricordo la voglia al riso,

ricordo lo sguardo dolce,

l’affetto e le confidenze.

Ma qualcosa comincia a sfumare,

a perdersi col passare dei giorni.

Innegabilmente mi stai lasciando,

sei come lontano,

arrivi ovattato.

Anche parlare di te ormai non fa più così male.

Routine, frasi già dette,

la storiellina da riproporre.

Sempre ci sei, non posso mentirmi.

Ma non occupi più tutto.

Ho spazi bianchi da riempire.

E speranza.

E nuova voglia di vivere che germoglia.

Non so come sarà il tuo ritorno.

Non so se ci sarà.

Lo attendo comunque non interrompendo la vita.

Fluisce tutto.

Anche l’assenza.

La differenza è dentro,

il cambiamento è grande ma lo accetto

tentando di voler almeno un po’ bene a questa nuova me

.dissolvenza

Aspettando domani

Reincontrarsi,
riconoscersi dopo tempo.
Capire nuovamente chi si è.
Attraversato il dolore sordo,
la sofferenza cieca,
lo star male assoluto, che toglie il respiro.
Ritrovarsi.
Con nuova consapevolezza scoprire
il ben volere – in fondo –
a questo piccolo io bislacco
bistrattato
e scostante.
Nuova lucidità e grinta.
Una voglia di fare
non fine a se stessa.
Un nuovo inizio.
Deposta l’ascia di guerra
e lo scalpitare infantile.
Avanzare ma non arrancando.
Con la testa alta.
Di chi prova e sente di riuscire.
Buona energia
chiama
buona energia.
Oltre la stanchezza un sorriso,
una parola,
la sensazione di far parte di un tutto.
Senza più isolarsi.
Senza più gelosia
verso il proprio mondo interiore.
Ridendo della complessità
a volte inopportuna
che mi spinge ad essere irsuta.
Come finalmente essere giunti
a un buon punto, in vista della meta.
Sapendo che c’è strada da fare
sentieri da esplorare.
Ma – ora – col cuore tranquillo
di chi è disposto a farlo.
La partita è aperta.
Non so se avrò il coraggio necessario.
Intanto son qui.
E gioco la partita che mi è data giocare.
Aspettando domani.

Ho comprato una faccia nuova

Ho comprato una faccia nuova.

Che sapeva di vecchio.

Che sapeva di gomma.

L’ho indossata ed ero smagliante.

Sembravo una stella.

Un astro nascente in pieno fulgore.

Dentro qualcosa rimpiccioliva.

E a fatica il respiro usciva da un naso non mio.

La faccia nuova voleva essere felice.

Eppure le riusciva una smorfia goffa e colma d’imbarazzo.

Voleva regalare benessere e sorrisi.

E invece un ghigno piegava gli angoli della bocca.

Mi sono stancata della mia nuova faccia.

Farò con quella che ho da sempre.

Imperfetta, che mi frega

denunciando le mie emozioni.

Almeno non dovrò chiedere in prestito parole, sensazioni.

Vivrò di un malessere mio, senza finzioni.

E non dovrò chiedere scusa per questo.

Chi non capirà non è nel mio cammino.

Senza capire

Forse è così.

Forse così deve andare.

In un onirico andirivieni di eventi.

Senza capire.

Andare avanti come mulo col paraocchi.

Eppure è tutto così concreto.

Tutto palese e palesemente vero. Reale.

Eppure basterebbe un cenno, un piccolo raggio di sole.

Un piccolo movimento impercettibile.

Invece tutto procede consueto.

Ed è agonia. Perché non trovo più il motivo.

La ragione.

La maledetta ragione.

Annaspo instupidita in una me che non riconosco.

E vado avanti.

Vien da chiedere: perché?

senza capire