La scelta

è scelta?

è consapevole?

è richiesta d’aiuto?

Mai come ora so capire.

Ora che non ho argini, ma solo un gran magone.

Ora che non ho nulla oltre al mio dolore,

e una coltre spessa che non riesco a sollevare.

Tutto va avanti.

Io rimango qui.

Ancorata ai miei perché.

E non credo che avrò pace a breve.

Il malessere pervade tutto.

La gola stringe e non molla.

Sono perduta!

In giornate come queste

Nevica… e in tempi altri mi sarebbe piaciuto un sacco e mi sarei emozionata e avrei riscoperto la me un po’ bambina giocando e sentendo quel tepore dentro che significa stupore, gioia, allegria per qualcosa di nuovo e inatteso.

Oggi è un po’ diverso. E non nego che questi fiocchi che continuano a scendere mi abbiano dato un po’ di frizzio, ma… citando Silvestri: “C’è qualcosa dentro che spinge e che fa male”.

Perché in giornate come queste, in cui tutti ti chiedono e sempre uguale è la risposta, in cui il peso delle cose da fare e da ricordare sembra centuplicarsi sulle spalle, vorrei scappare, gridare forte, piangere stringendo i pugni e andarmi a nascondere nell’angolo più buio e recondito.

E invece resto qui. Restiamo qui. Appese. Inermi. Quasi in un acquario da cui tutti possono vedere e commentare ogni nostra mossa. La sensazione di un sacchetto che chiude la gola è all’ordine del giorno, ma è gioco facile non sentirla e andare avanti. Strenuamente. Quasi con i gomiti, le unghie, i denti e tutto ciò che serve per non mollare.

Mi chiedo dove sei, mi chiedo come stai, mi chiedo tante di quelle cose che le giornate moltiplicano le ore e sembrano infinite. Invece tutto è piccolo. Io, ciò che mi circonda, ma è grande il dolore. Che non molla e a volte proprio è insopportabile. Tanto che non voglio vedere, non voglio sentire. Non voglio capire. E sebbene mi sforzi tutto è vano: vedo, sento, capisco. SOFFRO. Ed è tremendo. Come non ci fosse mai un attimo di tregua, mai un sollievo.

La mia voglia di piangere è al colmo, i nervi tesi, le spalle fanno male come la schiena, ma non piango e non mi fermo. Per quanto, mi chiedo? Mi sto logorando. Ma non so che altro fare. So che probabilmente è un contrappasso necessario, ma è terribile! Prima c’era un malessere sordo e totalizzante. Ora c’è la consapevolezza. Orribile. Senza scampo. E le domande, che non smettono di tormentare…

Lasciatemi andare, lasciatemi stare, non sono qui, non ci sono, non esisto. Non più.

Fosse vero!

neve