In testa… di rimbalzo

Il mio cervello fa capriole

ballonzolando fra le pieghe di discorsi mai finiti

s’arrivoltola e spinge all’infuori

s’allarma e tenta la via al salto

(o al volo pindarico).

Mai che mi riesca di afferrare i suoi sberleffi

e motteggi.

Spavaldo non mi caga

se ne frega

vive di vita propria.

Ad un mio accenno di comparsa

mi zittisce: «non mi seccare!».

Mi osservo:

in realtà somiglio già molto

a pianta assetata…

liberamente rubato da “L’amore non si cura con la Citrosodina” di Alessandra Racca

2014-02-22 15.13.37

QUEL CHE SO DI SAPERE

Perché so che non si diventa per davvero

senza imparare a proteggere

e non c’è modo senza incidere, solo accarezzando

e non c’è modo stando lì, solo sulla porta guardando

non c’è modo senza fracassare l’impulso a fuggire

e non c’è modo senza entrare o farsi entrare

e che bisogna vigilare che non impazzisca l’impasto

del dare, dare nonostante tutto e dell’amore di sé, dell’io sono io

e non c’è modo

se non perdonando ai nostri corpi

la bellezza della loro imperfezione e il tocco violento del tempo

amandola anche

come si ama un bambino pasticcione, agitato timido

e non c’è modo se non mutando e lasciandosi mutare

e non c’è modo di violentare al cambiamento

e non c’è modo senza arrendersi e accettare e non c’è modo senza lottare

e so che dovrei fare respiri lunghi, la sera

se non riesco a dormire

fumare meno, non fumare

struccarmi per bene anche quando sono stanca

non rimandare

e so che a volte qualcosa scappa, cede, sbiadisce

e non so più quel che so di sapere

Bagno d’umiltà

Inesorabilmente

Piove.

Sgocciola picchiettando

sui miei pensieri scuri

come le nuvole

che abbassano il cielo.

L’umidità è nelle ossa,

non accenna ad asciugare.

La calma apparente

sa di stanchezza

che accompagna pesante ogni giorno.

Il sorriso è stato lavato

dalle gocce scroscianti

come la voglia di fare

di sperare

di continuare.

Si va avanti comunque

procedendo a passi lenti

a palpebre a mezz’asta,

come automa che ripete gesti.

Sparito quel profumo

di freschezza e novità,

con gli occhi grandi

che ora vedono.

Forse sono io a non comprendere

a non voler lasciare la presa

a non assecondare gli eventi.

E allora mi fermerò.

Metterò la parola fine

a chiosa di un turbine

che mi ha sollevata

trasportata

sballottata

infine schiantata.

Fine che vuol dire anche sottile

come tenera erba

come filo di cotone

come modi gentili.

E con questa pennellata

color pastello

tenterò di dar nuova vita al cuore,

aria cambiata e fresca per l’anima provata.

E scoprirò un mondo nuovo;

rinnovato desiderio di giocare!

Distonie

Non mi piace il tuo modo di fare

non ritengo di essere obbligata a condividere.

Il pessimo carattere.

Che sicuramente è anche il mio.

Mi fa sbalordire d’inconsistenza e di affanno.

Ho pagato le mie colpe

ad un prezzo troppo alto.

La libertà d’essere mi s’è schiantata addosso

con un tonfo sordo.

Ora cerco un appiglio per non annegare,

ma le onde creano movimenti obliqui

e non sono sicura di riuscire.

Mi sforzo in un lavorio interiore

quotidiano.

È forse troppo.

“È assai meglio

dentro questa tragedia

ridersi addosso

non piangere

e voltarla in commedia”.

Eppure questo groppo in gola

non si leva.

Parole alla berlina

sensazioni che sanno di prurito

e una gran voglia di evadere.

Trovando un posto mio

una strada mia

qualcosa che realmente mi somigli!